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ITALIANA VERITÀ

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Categoria: Attualità Page 2 of 16

I deputati grillini cercano di farsi assume a vita alla Camera

Quando si dice che i deputati grillini sono cambiati, oggi è una livida verità.

Ultimo caso più recente? Il “bando di concorso per 30 posti da consigliere parlamentare a Montecitorio” che appena uscito, in queste ore, sta trasformando la base dei parlamentari peones dei 5 Stelle in una sorta di balena impazzita dentro una pentola a pressione. “I candidati che non hanno ricevuto comunicazione di esclusione dal concorso (finora nessuno, ndr) sono tenuti a presentarsi il 21 gennaio per sostenere la prova selettiva nel luogo, nei giorni e nelle ore di convocazione  di cui sopra, muniti del documento di riconoscimento”; ed ecco che un drappello di deputati 5 Stelle si stava preparando già, con felpata nonchalance, a mettersi diligentemente in fila all’ingresso nord della Fiera di Roma per partecipare alla selezione di 50 posti su 25mila candidati, sfruttando probabilmente le corsie preferenziali interne a cui di solito adiscono coloro che già sono dipendenti dell’ente. 


Senonché prima il Secolo d’Italia -spinto dalla denuncia del questore della Camera, il fratello d’Italia Cirielli- poi una furente Giorgia Meloni, hanno gridato allo scandalo per una selezione i cui partecipanti deputati -tutti 5 Stelle- saranno giudicati da una commissione presieduta dallo stesso Roberto Fico, presidente pentastellato dell’emiciclo stesso, nella cornice di un formidabile conflitto d’interesse.

E lì è scoppiato il primo bubbone. Si pensava che il Presidente della Camera sguainasse l’alabarda, fermo nella sua etica; invece s’è limitato ad affermare l’inopportunità della circostanza: “Auspico quindi che i colleghi che avessero eventualmente presentato domanda di partecipazione ai concorsi già banditi vi rinuncino e che non vi siano candidature di deputati per i concorsi che saranno via via deliberati”. Naturalmente, allo stato dei fatti, di grillini rinunciatari neanche l’ombra. Ed ecco il secondo bubbone. Nel Movimento già hanno il problema dei transfughi verso la potentissima Lega; di Paragone pronto a far saltare tutto come nella congiura delle polveri; di Fioramonti che un colpo di lombi molla il dicastero dell’Istruzione forse per piazzare un bazooka contro Di Maio; di parecchi parlamentari che non pagano più la quota a Rousseau. Figuriamoci come hanno preso gli onorevoli ligia al dovere, la giustificazione del collega Gianfranco Di Sarnio eletto in Campania nel collegio uninominale,  imbucatosi zitto zitto nel concorsone: “Ho un’amica con cui spesso partecipo ai bandi e magari mi ha iscritto lei. Molto spesso mi iscrive a concorsi a cui non partecipo. Ma non ce l’ho con lei perché sicuramente l’ha fatto in buona fede”. Non ce l’ha con lei. Io, però, m’immagino l’affannata amica di Di Sarno che, nei ritagli di tempo, sudatissima, presa da affetto compulsivo, sfoglia con attenzione la Gazzetta Ufficiale per inscrivere il deputato ad ogni bando della Repubblica, dal quello di ragioniere dello Stato a quelli di usciere. Ma, transeat. 
Certo, il concorsone in questione non è una passeggiata, richiede conoscenze di “diritto costituzionale, storia d’Italia dal 1848 ad oggi; diritto e procedura parlamentare; diritto amministrativo; politica economica; diritto civile; diritto dell’Unione europea”. Però ti sistema a vita, lo stipendio la location e la paga -da 40mila a 300mila euro l’anno- ne valgono la pena. Averlo saputo prima ci avrei provato anch’io invece di fare un giornale onlie. Però io non sono un deputato della Repubblica. E sta proprio qui la fregatura. L’affidare il proprio destino, specie per chi sarà costretto a tornare alla vita civile senza lavoro, arte né parte (come molti dei pentastellati) ad un concorso interno sotto un’ala amica, per un contratto a tempo determinato, è umano e comprensibilissimo. Ma se, al solito, l’avessero fatto “gli altri” quanti “vaffa” si sarebbero levati al cielo di Montecitorio?…. 

Renzi rottama gli alleati ma s’incolla alla poltrona: «Conte riferimento per il Pd, non per noi»

E meno male che sono alleati di governo, anche se Matteo Renzi ne sembra ogni giorno meno convinto. Leggerne, per conferma, la pirotecnica intervista a Repubblica. Di più un avversario del Conte-bis non avrebbe potuto dire. Dalle «scandalose leggi» griffate 5stelle al «no comment» su Di Maio motivato con il «perché penso alle cose serie», alla bocciatura di Conte come «punto di riferimento per i progressisti», che è poi un calcio negli stinchi a Zingaretti che così l’aveva definito, la chiacchierata di Renzi è tutto un crepitare di fuochi d’artificio.

Renzi intervistato da Repubblica

Spettacolare e tuttavia effimera se solo si considera che l’intervista non è certo il preludio ad una crisi. L’ex-Rottamatore non sta messo molto bene: ha bisogno del governo per esistere ma nel contempo ha necessità di criticarlo per sopravvivere. In pratica, del Conte-bis, Renzi è diventato un po’ la suocera bizzosa, ma tutto sommato innocua. Almeno nell’immediato. Poi si vedrà. Il presente gli offre pochi margini di manovra e lui fa quel che può. La sua strategia è bifronte: togliere voti al Pd e nello stesso tempo attirare quelli di Forza Italia. È per assecondare il primo obiettivo che ha sparato a zero su Conte. «È il premier, lo rispetto – ha dichiarato a Repubblica il leader di Italia Viva -, ma ricordo le sue frasi sul populismo, sul giustizialismo, sulla Diciotti, sul reddito di cittadinanza, su quota 100».

Su Salvini «leggeremo le carte»

Il premier è però corteggiato dai Dem. Renzi lo sa e affonda il colpo: «Se però per Zingaretti Conte è l’uomo giusto, amici come prima. Per noi non lo è stato, non lo sarà: con lui governiamo in condizioni emergenziali». Verso l’elettorato moderato sfodera invece l’arma del garantismo. Attacca Bonafede sulla prescrizione («è uno scandalo») e lascia intravedere un approfondimento sulla richiesta del Tribunale dei ministri di Catania di processare Salvini per sequestro di persona: «Prima di decidere, leggiamo le carte. Siamo persone serie, noi». Gli altri, il resto della maggioranza, evidentemente no. E meno male che sono alleati.

Bibbiano, il Pd si spara addosso: indecente. Ma governa col M5S

La Cassazione revoca l’obbligo di dimora nei confronti di Andrea Carletti, il sindaco Pd di Bibbiano indagato per lo scandalo “Angeli e Demoni” sul presunto sistema di affidi illeciti di minori scoppiato in Val d’Enza, in provincia di Reggio Emilia, nel giugno scorso, quando il politico venne arrestato. E il Pd non perde tempo e va all’attacco della senatrice leghista Lucia Borgonzoni, la candidata per il centrodestra a presidente dell’Emilia Romagna, che aveva fatto parlare di sé sfoggiando la maglietta sulla quale c’era scritto “Parliamo di Bibbiano”. Ma i democratici dimenticano che fanno maggioranza con Movimento Cinque Stelle. I grillini che nel pieno dell’inchiesta avevano avviato una vera e propria campagna denigratoria nei confronti del Partito Democratico che, secondo loro voleva coprire questa oscura vicenda di Bibbiano.

In prima linea il segretario del Pd Nicola Zingaretti che su Twitter spara addosso alla maggioranza con cui governa: “La campagna indecente contro il Pd e il sindaco di #Bibbiano non si dimentica. Chi chiederà scusa ad #andreacarletti? La Giustizia sta facendo chiarezza con nostro sostegno. A chi ha utilizzato una storia di cronaca per una campagna politica dico nuovamente: vergognatevi!”.

La campagna indecente contro il Pd e il sindaco di #Bibbiano non si dimentica. Chi chiederà scusa ad #andreacarletti? La Giustizia sta facendo chiarezza con nostro sostegno. A chi ha utilizzato una storia di cronaca per una campagna politica dico nuovamente: vergognatevi! — Nicola Zingaretti (@nzingaretti) December 4, 2019

Caso Gregoretti, Meloni: “Di Maio sta usando le istituzioni per ripicche personali contro Salvini’

Giorgia Meloni, attraverso il suo profilo Twitter, ha attaccato duramente il capo politico del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio. La leader di Fratelli d’Italia ha criticato la scelta del grillino di annunciare il fatto che voterà a favore dell’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini sul caso della nave Gregoretti. Parole particolarmente dure quella di Giorgia Meloni che ha sottolineato come i fatti all’attenzione della magistratura riguardino un periodo in cui i due facevano parte di uno stesso governo e come, in quell’occasione, DI Maio non avesse proferito alcun tipo di parola.

Meloni ricorda quando Di Maio era nel governo gialloverde

L’annuncio di Luigi Di Maio non è naturalmente a titolo personale, ma riguarderebbe l’intero Movimento Cinque Stelle. Questo fa andare su tutte le furie Giorgia Meloni che sceglie di schierarsi dalla parte del leader della Lega, sottolineando quella che, a suo dire, sarebbe l’incoerenza di tutto l’universo pentastellato. Le questioni legate alla nave Gregoretti si annidano in un periodo storico in cui al timone del Paese c’era il governo gialloverde con Lega e Movimento Cinque Stelle che, almeno in teoria, andavano a braccetto.

“Si rimane basiti – sottolinea Giorgia Meloni – perché Di Maio quando era Ministro con Salvini nello stesso governo non disse una parola verso il suo collega che decideva di non far sbarcare gli immigrati”.

Meloni contro l’immigrazione clandestina

Quello che non torna alla Meloni è che oggi o allora Di Maio avesse torto. “O tu hai ragione oggi e non si capisce perché sei stato zitto pur di tenerti la poltrona – evidenzia rivolgendosi al Ministro del M5S – Oppure avevi ragione allora e quindi tu oggi stai usando le istituzioni per sanare qualche conto personale ed è una cosa per la quale non si usano le istituzioni italiane”. Parole che poi diventano sprezzanti nei confronti di tutto l’ambiente grillino: “Ecco perché noi di Fratelli d’Italia al governo con voi del Movimento Cinque Stelle non ci siamo venuti e non ci verremo mai.

Esattamente perché vi consideriamo degli impresentabili”.

A conclusione del suo intervento Giorgia Meloni ha annunciato che Fratelli d’Italia voterà contro l’autorizzazione a procedere nei confronti del leader della Lega. “Salvini – ha incalzato – ha fatto il suo lavoro e ci aspettiamo che vengano indagati quei ministri che hanno favorito l’immigrazione clandestina che in Italia è un reato”. Una presa di posizione dura da parte di Giorgia Meloni che, ancora una volta, ha manifestato tutta la sua contrapposizione al Movimento Cinque Stelle. Si attende l’eventuale risposta di Di Maio.

SCANDALOSO! Di Maio sta usando le istituzioni per ripicche personali.

Per #FratellidItalia gli unici che dovrebbero essere indagati sono quei ministri che per anni hanno fatto favoreggiamento dell’immigrazione clandestina! pic.twitter.com/sXMKP9qmcl

La rottura tra Di Maio e Di Battista: “Non servono persone opportuniste”

Il capo politico del Movimento 5 Stelle irritato per il sostegno di Di Battista verso Paragone: “Al Movimento servono persone che lavorino per ottenere risultati, non visibilità”

Nel Movimento 5 Stelle non c’è più pace: regna quotidianamente il caos assoluto, un partito fallito. Alla base dei dissidi questa volta c’è Gianluigi Paragone, recentemente espulso per aver votato contro la legge di bilancio e per essersi astenuto nel voto sulle dichiarazioni del premier Giuseppe Conte.

La decisione intrapresa dal collegio dei probiviri ha provocato la formazione di diverse fazioni tra i grillini, che ora sono nuovamente spaccati al loro interno: da una parte Alessandro Di Battista e Barbara Lezzi hanno espresso il proprio sostegno nei confronti del giornalista; dall’altra Carlo Sibilia e Nicola Morra si sono schierati duramente contro il comportamento ultimamente adottato dal senatore uscente.

In tutto ciò a predominare è la confusione. Perciò Luigi Di Maio ha voluto precisare ai suoi seguaci: “Pluralismo non significa anarchia. Il Movimento è fatto di tante voci, mi auguro che tutte siano presenti agli Stati generali di marzo, ma non è possibile accettare che ognuno faccia quel che vuole contro la comunità di cui fa parte”. Il capo politico del M5S non ha fatto mancare frecciatine nei confronti di Lorenzo Fioramonti, al lavoro per costituire un proprio gruppo parlamentare di riferimento, e dello stesso Paragone: “Al Movimento servono persone che lavorino per ottenere risultati, non visibilità”.

Rottura con Di Battista

Tuttavia, come riportato dall’edizione odierna de La Repubblica, al centro del bersaglio è finito anche Alessandro Di Battista. Il ministro degli Esteri ha tuonato: “Servono persone che ci mettano la faccia sempre e non a giorni alterni, secondo le proprie convenienze”. Va però considerato che la scelta dell’attivista pentastellato di difendere il giornalista, non ha assolutamente colto di sorpresa l’ex vicepremier. Di Maio e Dibba hanno avuto un incontro nelle scorse settimane, e l’ex deputato 5S aveva sottolineato: “Io con Gianluigi continuerò a lavorare. Abbiamo la stessa visione del Movimento, dice quel che ho sempre detto io”. Il che è confermato dal commento battuto sul proprio profilo Facebook sotto la pagina di Paragone: “Non c’è mai stata una volta che non fossi d’accordo con lui. Vi esorto a leggere ciò che dice e a trovare differenze con quel che dicevo io nell’ultima campagna elettorale che ho fatto”.

Nel frattempo nel Movimento 5 Stelle è pronta una maxi ondata di espulsioni legata alle mancate restituzioni. La questione dei grillini morosi è stata sollevata da Paragone, che ha fatto un elenco di tutti coloro che non hanno ancora provveduto a mettersi in regola.

A nostro parere il movimento 5 stelle è sul viale del tramonto, ma nasceranno nuovi partiti più inutili del precedente.

Salvini: “Conte mi batte nei sondaggi? Vedremo alle urne”

“Se pensano che Conte possa essere il loro candidato allora sono proprio alla canna del gas. Conte non ha un voto, non esiste: ha scoperto il gusto della poltrone e ci vuole rimanere. È passato da ‘viva la flat tax’ ad ‘abbasso la flat tax’, dal no all’autorizzazione  a procedere contro di me al sì. Conte è irrilevante: si goda il potere finché può. Per i sondaggi anche Monti e Gentiloni erano in vetta ma poi si è visto che non avevano il voto del popolo”. Così il leader della Lega, Matteo Salvini, in un’intervista a La Stampa a proposito dei sondaggi sul premier.

“Un certo Islam è incompatibile con i diritti delle donne”
“Il rispetto della donna è incompatibile con un certo tipo di Islam: non si possono spalancare le porte agli immigrati di religione islamica e poi parlare di rispetto della donna”. Nell’intervista a La Stampa di Torino il leader della Lega parte dalla foto postata sui social in compagnia della fidanzata Francesca Verdini, nella quale ha fatto la parodia del Papa che “schiaffeggia” la fedele che in piazza San Pietro lo ha strattonato per trattenerlo a sé, per dire: “Ho rispetto per il Papa che ha sempre parlato di accoglienza con limiti e prudenza. Sottoscrivo”. poi però sottolinea che “il pontefice si rivolge al mondo, io agli italiani”. Quindi Salvini critica “i benpensanti della sinistra e le femministe che non difendono le donne dalla subcultura islamica” e, a proposito di Francesco, ricorda che “il Cardinale Biffi sosteneva l’immigrazione dai Paesi più vicini e non islamici perché sono più compatibili dal punto di vista culturale e hanno una diversa considerazione delle donne”. 

Salvini: Oggi il Pd è il peggio del peggio, la peggiore eredità che Berlinguer e Lama potessero augurarsi

“Siamo in mano a uno dei peggiori governi dal Dopoguerra”. “Conte non ha un voto, non esiste: ha scoperto il gusto delle poltrone e ci vuole rimanere”. “Mi batte nei sondaggi? Alle urne non esiste”. Così il leader della Lega, Matteo Salvini in una lunga intervista a La Stampa. Il governo Monti, ha aggiunto Salvini “almeno era migliore. L’ho combattuto ma almeno aveva un’idea, un progetto”. “Oggi il Pd è il peggio del peggio, la peggiore eredità che Berlinguer e Lama potessero augurarsi”.

Quanto poi a Mattarella e all’accusa lanciata che a capodanno si fanno i discorsi più melliflui, più incolori, più insapori, mentre le sue sono parole scomode, il leader della Lega dice: “Non parlavo di Mattarella ma del governo che è quanto di più incolore e insapore ci sia”. “Prima c’erano Craxi, Spadolini, lontani da me – prosegue Salvini -, ma oggi abbiamo Zingaretti, Conte, Di Maio. Berlinguer era sei spanne sopra Zingaretti. Anche la Cgil di Lama era un altro pianeta. Il Pci era una sinistra con dei valori mentre oggi il Pd è il peggio del peggio, la peggiore eredità che Berlinguer e Lama potessero augurarsi”.
Alla domanda se alle prossime elezioni politiche vedremo il premier, sostenuto dal Pd, in uno scontro diretto contro il leader leghista, Salvini risponde in questo modo: “Se pensano che Conte possa essere il loro candidato allora sono proprio alla canna del gas. Conte – aggiunge il leader leghista – non ha un voto, non esiste: ha scoperto il gusto della poltrone e ci vuole rimanere”.
Infine, sull’autorizzazione a procedere contro di lui per il caso della nave Gregoretti e l’accusa di sequestro di persona, Salvini sfida i 5Stelle e dice: li “voglio vedere al Senato votare l’opposto di quello che hanno votato pochi mesi fa per difendermi. Voglio vedere i senatori votare contro l’interesse nazionale e sostenere che quello che io ho fatto, con il consenso di tutto il governo di allora, era per mio interesse personale”. Dopodichè, aggiunge Salvini, “sono pronto a farmi processare e rischiare 18 anni di carcere”.

Insulti e sigarette spente sul collo: ragazzino preso di mira, i suoi compagni denunciano i bulli

Il Gip del Tribunale per i minorenni di Perugia ha disposto una misura cautelare nei confronti di due minorenni accusati di aver vessato a lungo uno studente della stessa scuola.

La giovanissima vittima era sottoposta a violenze sistematiche, sia fisiche che psicologiche: offese, ingiurie, percosse, pugni alla schiena e sigarette spente sul collo. Per il terrore di incontrarli, ricostruisce la Questura, il giovane evitava persino di andare in bagno.

Ma i compagni di classe del ragazzo non sono rimasti a guardare. Lo hanno aiutato: tutti insieme hanno sottoscritto un esposto e lo hanno inviato alla Direzione Scolastica, raccontando le violenze subite dal compagno.

La direzione della scuola ha subito trasmesso il documento alla Questura di Perugia. Così sono partite le indagini della Squadra Mobile di Perugia, sotto la direzione della Procura della Repubblica  presso il Tribunale per i Minorenni dell’Umbria. Fino al provvedimento del Gip che ha disposto la misura cautelare restrittiva del collocamento in una comunità per i due bulli.

E non è finita qui. Uno dei due era stato già arrestato dalla polizia solo pochi giorni prima, in esecuzione di un’altra ordinanza cautelare emessa dal Gip su richiesta della Procura Minorile, poiché ritenuto gravemente indiziato di avere assoggettato altri ragazzi, a plurimi episodi di rapine e tentate estorsioni.

Partito Democratico, nel presepe c’è il muro di Gaza: incidente diplomatico con la comunità ebraica

In casa Pd anche la scelta del presepe può tramutarsi in un autogol, tanto da scatenare un incidente diplomatico con la comunità ebraica. Qui non c’entra il marxiano «oppio dei popoli» e la storica posizione del materialismo storico. Tutt’altro. Stavolta a creare l’ennesimo cortocircuito a sinistra è la forzatura ideologica con cui i dem hanno voluto leggere la Natività. Come? Con la versione di Banksy, dal nome dell’artista di strada anonimo celebre per le sue opere-provocazioni sparse in tutto il mondo.

Che cosa ha pensato di fare il Pd del Lazio? Ha scelto di celebrare il Santo Natale pubblicando sulla propria pagina social l’ultima installazione dell’artista: un presepe di guerra firmato in Cisgiordania al Walled off Hotel, proprio nei pressi del muro di protezione fatto costruire da Israele. Si chiama “La cicatrice di Betlemme” e sotto il motto scelto dal Pd («Auguri per un Natale di solo amore, senza odio») ripropone un presepe sovrastato, invece che dalla stella cometa, da un muro grigio colpito da una granata. Un modo, come ha spiegato il direttore dell’Hotel, per suscitare «vergogna in tutti quelli che sostengono il muro e l’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele».

Peccato, però, che proprio in quelle ore e a poca distanza ancora un razzo sparato da Gaza in direzione di Tel Aviv scatenava l’allarme fra la popolazione civile. Anche per questo la reazione nei confronti della trovata del partito di Zingaretti è stata veemente. «Cari “amici” del Pd, nello stesso giorno in cui pubblicate l’immagine dell’ultima “opera” di Banksy, i vostri amici di Hamas stanno inviando missili sul sud di Israele». Parola di Carla Di Veroli, nipote di Settimia Spizzichino, unica ebrea romana tornata viva dal rastrellamento nazista al Ghetto di Roma nel ’43. «Mettetevi una maschera in faccia – ha chiosato -, sempre che ne possediate ancora una».

Polemico con la declinazione del suo stesso partito anche Emanuele Fiano, deputato dem di origini ebraiche: «Trovo inaccettabile che il Pd laziale abbia scelto per gli auguri questa immagine che fa coincidere la nascita del Cristo e quindi la sua storia seguente di predicazione e di passione e poi di morte con la vicenda palestinese». Il fatto che dopo le proteste il post sia stato rimosso è solo una parte della soluzione: «Non ho mai taciuto di fronte alle violenze non giustificate – ha continuato Fiano che rivendica il diritto alla pace per i due popoli -. Altrettanto non tacerò mai sulla violenza di missili lanciati sulla popolazione civile israeliana». La sinistra, dunque, è riuscita a inciampare distorcendo anche un simbolo come il presepe.
«Usare solo una lettura di parte su quelle vicende sarà sempre un terribile e colpevole errore – questa la conclusione di Fiano -. Che lo faccia il Pd a me fa doppiamente male».

Reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

In una realtà come quella italiana, dove l’immigrazione negli ultimi anni è un fenomeno sempre in crescita, si è resa necessaria l’approvazione di norme che potessero disciplinare le conseguenze dell’ingresso illegale nel Paese.

Una di esse è il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, che è contenuta nel Testo Unico 286 del 1998.

La disciplina del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è contenuta nell’articolo 12 così come modificato dalla legge 189 del 2002, e innanzitutto si tratta di un reato che disciplina sia le ipotesi semplici del favoreggiamento sia le ipotesi aggravate.

Cominciamo col capire quali siano le ipotesi ’semplici’ del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Esse si configurano quando qualcuno compie degli atti “diretti a procurare l’ingresso nel territorio dello Stato di uno straniero ovvero atti diretti a procurare l’ingresso illegale in altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente” come cita il testo di legge.

In sostanza il fatto di aiutare taluno, sprovvisto di titolo, permesso di soggiorno, cittadinanza o altro permesso per entrare nel Paese, a fare ingresso in Italia costituisce reato.

Ma non solo: infatti la norma in questione punisce anche chi favorisca l’ingresso illegale di uno straniero in altri Paesi, e quindi non solo in Italia.

Per fare un esempio, se Tizio, italiano, aiuta Caio, nigeriano senza permesso di soggiorno, a fare ingresso illegalmente in Italia, viene punito alla stregua di quanto avverrebbe se avesse tentato di farlo entrare illegalmente in Francia.

Il reato di favoreggiamento in questione è un reato di pericolo ed a consumazione anticipata.

Si viene puniti, quindi, non solo se si porta a compimento il reato, ma anche nell’ipotesi in cui si tenti di commettere il reato, pur non riuscendovi.

La norma in questione è posta a tutela della sicurezza pubblica.

La disciplina del testo unico immigrazione

Come abbiamo detto, esistono anche delle ipotesi aggravate del reato in questione, che sono disciplinate nel comma terzo dell’articolo 12 del Testo Unico Immigrazione.

La legge 189 del 2002 ha aggiunto il comma 3-bis, 3-ter, 3-quter e 3-quinquies, che sono circostanze aggravanti del reato di favoreggiamento.

Le aggravanti del reato di favoreggiamento del clandestino

Per semplificare, vediamo quali sono le ipotesi aggravate del reato:

Quando qualcuno compie atti diretti a far entrar illegalmente una persona nel territorio dello Stato italiano o in altro stato ‘al fine di trarne profitto’.

Lo scopo di lucro, quindi, è aggravante del reato e giustifica una pena più pesante quando il fatto riguarda l’ingresso o la permanenza illegale nello Stato di cinque o più persone.

Quando per procurare l’ingresso o la permanenza illegale, la persona è stata esposta ad un pericolo di vita o per la sua incolumità.

Infine, l’ultima ipotesi di reato aggravato è quello nel caso in cui per procurare l’ingresso o la permanenza non legale, il soggetto sia stato sottoposto a trattamento inumano o degradante.

Infine, il Testo Unico Immigrazione contiene anche un’altra fattispecie di reato che si accomuna a quelle che abbiamo appena viste.

Favoreggiamento della permanenza illegale

Si tratta del delitto di favoreggiamento della permanenza illegale dello straniero nello Stato, e consiste nel comportamento di chi – per trarne profitto ingiusto dall’illegale permanenza dello straniero – ne favorisce la permanenza sul territorio nazionale, contro la legge.

Pensiamo, ad esempio, all’ipotesi di chi sfrutti dal punto di vista lavorativo degli immigrati illegalmente presenti sul territorio, e per fare ciò dia loro un alloggio e del cibo.

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