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Categoria: Mondo Page 1 of 2

Clandestino tenta di entrare in Spagna nascosto in un trolley della spesa ma viene scoperto

Si è era nascosto in un trolley della spesa per eludere i controlli nel tentativo di entrare in Spagna, e quindi in Unione Europea, a tutti i costi. È successo al valico di Beni-Enzar, lo scorso 31 dicembre, dove si è concluso il bizzarro tentativo di un bambino di 11 anni palestinese.

Il piccolo, che risiedeva con la madre in un centro d’accoglienza migranti marocchina, pare fosse stato affidato alla coppia di passatori proprio dalla donna. Questa aveva anche pagato la traversata per l’Europa, non è chiaro se, al di là del Mediterraneo, ci fosse o meno qualcuno ad aspettarlo.

I due, fermati dalle guardie di confine, sono finiti immediatamente in manette. Il bimbo, invece, è stato riconsegnato alla madre. Non è il primo migrante che tenta di emigrare in una valigia. Centinaia sono i giovani che provano in questo modo di superare i confini, commenta Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”: oltre le valigie, doppio fondo nelle automobili, di solito nei cruscotti o sotto i sedili, nei materassi, o come nel caso di un 11enne palestinese, sotto alla verdura, dentro a un trolley per la spesa.. Una vera e propria pratica, che spesso uccide.

Medina, bimbo di 6 anni decapitato davanti alla mamma perché sciita

©Raffaele Rastelli/Lapresse 30-10-2008 Cremona, Italia Cronaca Monia Mzoughi oggi in tribunale a viso scoperto e nel 2005/6 con in burqa durante il processo del marito imam Mourad Trabelsi Nella Foto:Monia Mzoughi

Nella città saudita di Medina, un bimbo di 6 anni è stato decapitato davanti alla mamma da sconosciuti perché di confessione sciita

Decapitato a soli 6 anni davanti alla propria mamma, che piangeva ed implorava pietà ai carnefici, solo per essere di confessione sciita e non sunnita.

Secondo quanto riporta il sito del Mirror, l’orribile storia è accaduta a Medina, in Arabia Saudita.

La donna ed il bambino erano giunti in città per visitare un tempio. Improvvisamente, alcuni sconosciuti li hanno avvicinati ed hanno chiesto loro se fossero sciiti.

La madre ha risposto di sì. Un grave peccato, questo, per i fanatici fondamentalisti che, senza pensarci su, hanno fatto salire con la forza i due innocenti pellegrini a bordo di una macchina per, poi, separare subito il piccino dalla donna. Ma quello era solo il preludio della choccante vicenda. Il bimbo, infatti, è stato colpito al collo con un bicchiere di vetro rotto finchè non è stato decapitato.

La mamma, invece, come punizione per la sua fede “sbagliata” è stata costretta ad assistere al barbaro massacro del figlio, nonostante le sue urla strazianti e le preghiere per salvare la vita del piccolo.

“Shia Rights Watch”, una Ong impegnata nella difesa dei diritti degli sciiti nel mondo, ha reso noto che fino ad ora le autorità saudite non hanno commentato o preso una posizione in merito alla terrificante storia. La comunità sciita, sotto choc, ha invece dichiarato che quest’episodio è il frutto delle continue violazioni dei loro diritti e della mancanza di protezione nei loro confronti da parte delle autorità in Arabia Saudita.

Parigi: Minaccia agenti di polizia con un coltello: ucciso!

(AP Photo/Kamil Zihnioglu)

Momenti di terrore questa mattina a Parigi. Un uomo armato di coltello ha minacciato una pattuglia di polizia nel quartiere degli affari de La Défense, alle porte di Parigi. Dopo l’invito a posare l’arma a terra, i tre militari hanno quindi aperto il fuoco sparando cinque volte e uccidendo l’aggressore. Come riporta BFM-TV l’uomo a terra “ha dichiarato agli agenti di volerli uccidere”.

Su Twitter la Préfecture de Police ha invitato la cittadinanza ad “evitare il settore”, limitandosi a dire che l’uomo era stato “neutralizzato”. I media francesi riportano però che la persona armata di coltella sia morta per le ferite riportate.

Danimarca: arrestati 20 islamisti, organizzavano attentati a Copenhagen

Mentre i nomi e le nazionalità degli arrestati rimangono da divulgare, le autorità hanno dichiarato che i presunti militanti erano estremisti islamici e stavano organizzando attentati sul suolo danese.

Circa 20 persone sono state arrestate in una campagna antiterroristica a livello nazionale che ha interessato l’intera Danimarca. Gli arresti sono stati condotti nella capitale di Copenaghen, così come in tutta lo Zealand e nello Jutland, nella Danimarca continentale. 

Sono state condotte ricerche e arresti in venti indirizzi in sette distretti di polizia e sono stati sventati diversi piani di attentati, ha dichiarato in una conferenza stampa  l’ispettore capo della polizia di Copenaghen, Jørgen Bergen Skov e il capo operativo del servizio di sicurezza e intelligence (PET), Flemming Drejer, riporta Danish Radio.

Secondo quanto riferito, gli arrestati appartenevano a gruppi islamisti e tramavano per compiere un attentato sul suolo danese. Alcuni di essi avevano cercato di procurarsi armi da fuoco e avevano acquistato ingredienti per fabbricare esplosivi.

“La PET ha condotto un’intensa operazione d’intelligence basata sul sospetto che diverse persone si stessero preparando per attacchi terroristici. Sono guidati da un movente islamista militante. Hanno l’intenzione e la capacità di commettere attentati terroristici in Danimarca”, ha dichiarato Flemming Drejer.

Secondo la PET, tutti i sospettati sono stati arrestati e l’azione non cambia con la valutazione ufficiale della minaccia terroristica contro la Danimarca.

“Resta alta la minaccia terroristica per la Danimarca. Non ci faremo piegare dal terrore, dobbiamo vivere le nostre vite normalmente”, ha detto Flemming Drejer.

L’ex ministro della Giustizia danese Søren Pape Poulsen ha ringraziato la polizia per aver sventato un attentato terroristico.

“Come ministro della giustizia, si ottiene una visione degli angoli più bui della Danimarca. Quella conoscenza rimane con te. È con profondo rispetto che ancora una volta invio la mia gratitudine alla polizia e all’intelligence per, come sembra, ancora una volta evitando un attacco terroristico contro di noi ”, ha twittato Pape Poulsen.

​Tuttavia, sono molte le domande senza risposta alla conferenza stampa congiunta. Non si sa nulla di coloro che sono stati arrestati, la nazionalità, il genere o i legami. Né è noto il bersaglio o la data dell’attacco pianificato.

Al briefing, l’ispettore capo della polizia di Copenaghen, Jørgen Bergen Skov, ha assicurato che la polizia ora ha la situazione “sotto controllo”, con tutti i sospetti nel caso ora arrestati e nessuno rimane in blocco.

L’udienza preliminare del tribunale per alcuni degli arrestati probabilmente avrà luogo giovedì, ha confermato l’ispettore.

All’inizio di quest’anno, la Danimarca ha approvato una legge che consente di spogliare i jihadisti della loro cittadinanza danese, a condizione che non sia l’unica che hanno. Finora, la legge è stata già utilizzata più volte dal Ministro degli Interni Mattias Tesfaye.

Premio Nobel per la Pace al premier etiope Abiy Ahmed

L’assegnazione del Premio Nobel per la Pace al premier etiope Abiy Ahmed non ha lasciato tutti contenti, in particolare i profughi eritrei, secondo cui gli accordi di pace promossi da Ahmed hanno dato nuova legittimità al regime eritreo e portato insicurezza nelle loro vite.

Oggi ad Oslo, la capitale della Norvegia, si è svolta la cerimonia di conferimento del Premio Nobel per la Pace al capo del governo dell’Etiopia Abiy Ahmed.

Da quando è salito al potere nell’aprile 2018, Ahmed si è impegnato per portare il Paese del Corno d’Africa verso la democrazia: in base ad una decisione ha spalancato le porte del carcere ad oltre 12mila prigionieri ed ha fatto rientrare in patria molti attivisti in esilio tra cui tra cui Jawar Mohamed, il re dei media che ha guidato le proteste del 2016 contro Desalegn, di etnia oromo come lui ed ora suo oppositore.

Ha giocato un ruolo decisivo per l’assegnazione del premio Nobel per la Pace al premier etiope il ruolo di mediatore e pacificatore nel continente africano, in particolare nella difficile regione del Corno d’Africa: dalla crisi in Sudan alla pace storica firmata con l’Eritrea dopo due anni di guerra fratricida.

Secondo i profughi eritrei in Etiopia, come riportato da Rainews, si contano a centinaia di migliaia a seguito degli arrivi degli anni negli ultimi anni, gli accordi di pace sono stati colti al balzo ed hanno dato nuova legittimità al regime di Asmara, motivo per cui la gente continua a scappare dall’Eritrea, anche più di prima.

Bill Cosby perde l’appello sulla condanna per violenza sessuale

Bill Cosby ha perso l’appello sulla condanna per violenza sessuale. Una corte d’appello della Pennsylvania ha infatti respinto la richiesta dell’attore di annullare la sentenza di primo grado, basata sulla decisione del giudice di lasciare testimoniare altre cinque accusatrici. Gli avvocati di Cosby sostenevano che il magistrato aveva impropriamente permesso alle donne di essere sentite nel nuovo processo.

bill cosby,robinson

Il tribunale ha però affermato che la legge statale consente la testimonianza, se questa mostra che Cosby aveva un modello ben determinato nel drogare e molestare le sue vittime. L’attore 82enne deve scontare una pena detentiva compresa tra i tre e i dieci anni per l’episodio avvenuto del 2004 nella sua casa di Filadelfia, che lui sostiene sia stato consensuale

Gesù, Giuseppe e Maria divisi e in gabbia come protesta a favore dei migranti


Gesù, Giuseppe e Maria rinchiusi in gabbia e separati, come protesta per i migranti bloccati al confine tra Usa e Messico.

“E se questa famiglia chiedesse rifugio nel nostro Paese oggi?”, si chiede la Ministra di Culto della chiesa Karen Clark Ristine. La foto è stata postata su Facebook dalla religiosa, che ha spiegato: “Nella scena della Natività della Chiesa metodista unita di Claremont di questo Natale, la Sacra Famiglia prende il posto delle migliaia di famiglie senza nome separate ai nostri confini. All’interno della chiesa questa stessa famiglia sarà riunita”.

La religiosa continua nel suo post il paragone tra la situazione dei migranti al confine tra Usa e Messico e la Sacra Famiglia: “Immaginate che Giuseppe e Maria vengano separati alla frontiera e Gesù – non più grande di due anni – sottratto da sua madre e messo dietro le recinzioni di un centro di detenzione della pattuglia di frontiera, come accaduto negli ultimi anni a migliaia di bambini”. La ministra di culto conclude: “Gesù è cresciuto per insegnarci gentilezza e misericordia e l’accoglienza di tutte le persone.”

Cosa ne pensate voi di questa protesta? Fatecelo sapere con un commento.

India: 25enne bruciata dai suoi stupratori

E’ morta nella notte in un ospedale di Delhi la donna che due giorni fa era stata bruciata viva. La 25enne era stata vittima a marzo di uno stupro di gruppo. Invece di tacere, la donna aveva denunciato i violentatori, che da allora hanno tentato di tutto per metterla a tacere minacciando anche i suoi familiari. Due giorni fa l’hanno aggredita mentre andava in tribunale per la prima udienza del processo.

Ragazzo di 29enne si finge invalido per farsi cambiare il pannolone dalle badanti: scatta l’arresto

Il giovane è stato scoperto e arrestato dalla polizia con l’accusa di frode perché per tutti questi mesi ha usufruito anche di sgravi e agevolazioni fiscali che non gli sarebbero spettate dal momento che era godeva di ottima salute

Un ragazzo di 29 anni si è finto invalido per assecondare una sua fantasia sessuale: quella di farsi cambiare il pannolone dalle donne che lo assistevano. È quanto ha fatto per un anno Rutledge Deas, di New Orleans, negli Usa. Il giovane è stato scoperto e arrestato dalla polizia con l’accusa di frode perché per tutti questi mesi ha usufruito anche di sgravi e agevolazioni fiscali che non gli sarebbero spettate dal momento che era godeva di buona salute.

Interrogato, il giovane ha ammesso di essersi finto invalido per soddisfare questo suo feticcio sessuale: per un anno si è spacciato infatti per un 18enne con disabilità fisiche e mentali e ha assunto delle badanti che, ignare delle sue fantasie erotiche, gli cambiavano i pannoloni convinte che fosse incontinente. A far scattare le indagini è stata la segnalazione di una delle donne che lo hanno assistito, la quale si è accorta che qualcosa non tornava e ha segnalato il giovane alla polizia.

Allarme AIDS in Africa – Nel 73% dei casi coinvolge gli adolescenti

La principale causa di morte tra gli adolescenti in Africa è il virus dell’Hiv

Nel 2016, si legge in una nota, il 73% dei nuovi casi di Hiv tra adolescenti era localizzato in Africa e si stima che da qui al 2030 ci saranno altri 740 mila giovani che contrarranno il virus. Ad oggi la metà delle ragazze e dei ragazzi sieropositivi è concentrata in sei nazioni. Cinque di queste appartengono allo stesso continente: Sudafrica, Nigeria, Kenya, Mozambico e Tanzania.

Particolarmente seria la situazione nell’Africa orientale, sono quasi 6000 gli adolescenti attualmente in terapia nei centri di salute del programma della Comunità di Sant’Egidio. La metà di questi si trova in Mozambico, più di 1.000 in Malawi e oltre 800 in Kenya.

E’ richiesto un rafforzamento dei servizi sanitari per adolescenti e giovani donne con Hiv in Mozambico con cure gratuite e di qualità a 2.500 giovani con Hiv (per il 52% ragazze) tra i 10 e i 19 anni e 1.250 giovani donne sieropositive tra i 20 e i 25 anni.

Combattere l’Aids tra gli adolescenti significa, spesso, agire prima che questi vengano messi al mondo. La maggior parte dei ragazzi e delle ragazze, infatti, contrae il virus per via perinatale, mentre il resto si infetta attraverso il sesso non protetto. Dal 2002 ad oggi, Dream ha fatto sì che 100 mila bambini di madri sieropositive nascessero senza contrarre l’Hiv, offrendo alle donne incinte un servizio gratuito e di qualità per prevenire la trasmissione del virus ai figli.

I giovani tra i 15 e i 24 anni sono una categoria vulnerabile all’infezione per caratteristiche associate ai comportamenti di questa fascia di età. I ragazzi, in una società in cui è alta la disuguaglianza sociale, sono soggetti a fattori come la carenza di risorse economiche, l’abbandono scolastico e l’esplorazione sessuale che aumentano la vulnerabilità all’Hiv. A questi fattori vanno aggiunte la difficoltà di accesso ai servizi sanitari e la scarsa preparazione nella risposta nazionale in Africa Sub-Sahariana alle specificità di questo gruppo di età.

Sono 770mila i morti nel 2018, servono test rapidi

Nel 2018 l’Aids ha ucciso nel mondo 770 mila persone di cui 100 mila bambini. E «nonostante l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) abbia stabilito delle linee guida sull’Hiv avanzato dal 2017, l’impegno dei governi ad adeguare le proprie politiche nazionali è stato molto lento, e l’implementazione di queste misure e i relativi finanziamenti risultano ancora più indietro». Lo denuncia Medici senza frontiere (Msf) nel rapporto “Non c’è tempo da perdere”, pubblicato in vista della Giornata mondiale di lotta all’Aids che si celebra domenica 1 dicembre.

Dei 15 Paesi esaminati (Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Swaziland, Guinea, India, Kenya, Lesotho, Malawi, Mozambico, Myanmar, Nigeria, Sudafrica, Sud Sudan, Uganda e Zimbabwe), selezionati per l’alto livello di infezione da Hiv, per le morti da Aids e per l’elevata percentuale di morbilità e mortalità da tubercolosi e meningite pneumococcica, solo 8 usano test rapidi per la Tbc su pazienti con Hiv avanzato. In alcuni ospedali del Sudafrica vengono utilizzati, ma una maggiore e capillare diffusione a livello comunitario deve ancora avvenire – riporta Msf – Il Malawi sta pianificando di adottarli in 230 centri sanitari nel 2020 e programmi pilota per introdurre questi test sono stati lanciati in Lesotho e in Nigeria. Un altro progetto pilota è stato completato in Kenya prima di una possibile estensione a livello nazionale.

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